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Bando—Progetto n°79

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Giovedì 23 Aprile 2009 01:27

Berte

Uccelli oceanici che toccano terra solo per nidificare. Si distinguono per le narici esterne tubolari. Rasentano la superficie marina scivolando sulle ali rigide, lunghe e strette. Sessi simili. Nidificano in cavità o sulle pareti rocciose. Berta Maggiore: Procellaria diomedea Identificazione: lunghezza 45 cm. Vertice (parte retro-sommitale del capo) grigio-bruno che sfuma gradatamente nel bianco dellagola; becco massiccio giallo.Screziature grigiastre ai lati del petto. Notturna nei luoghi di nidificazione. Volo: Scivola e plana sulle ali rigide vicino alle onde.Tipici 5-8 battiti seguiti da una lunga scivolata con ali leggermente abbassate. Voce: Nei luoghi di nidificazione un lungo grido lamentoso ed un aiegoua-gou simile a quello di un Gabbiano. Habitat: Pelagica e quindi preferisce il mare aperto, occasionalmente presso le coste. Nidifica in colonie nei crepacci tra gli scogli e le rocce delle isole. Nel Mediterraneo è soprattutto sedentaria; in autunno raggiunge la parte sud-occ. dell'Inghilterra.
Berta Minore: Puffinus puffinus Identificazione: lunghezza 35 cm. Si distingue dalle altre berte per la parte superiore nera opaca in netto contrasto con quella inferiore bianco puro. Becco sottile scuro. Notturna nei luoghi di nidificazione. Volo: Solitamente in gruppi sparsi scivola sulle ali rigide. A volte con intermittenti batti di ali. Si gira da un lato sull'altro seguendo il contorno delle onde,mostrando ora il dorso ora il ventre bianco. Voce: varie note aspre e gutturali nei luoghi di nidificazione. Habitat : Acque costiere piuttosto che alto mare. Nidifica in grandi colonie in tane sulle isole o sulle cime di grossi scogli.

 

Falco Pescatore

Lunghi artigli eccezionalmente ricurvi, dito esterno opponibile, zampe massicce e forti prive dei caratteristici "calzoni", piumaggio impermeabile, narici a fessura che si possono chiudere al momento dell'impatto con l'acqua. Tutte queste caratteristiche fanno del falco pescatore (Pandion haliaëtus) un uccello meravigliosamente adattato alla cattura delle sue prede d'elezione: pesci di diverse specie, d'acqua sia dolce che salata, di taglia generalmente compresa fra i due e i trecento grammi. La superficie inferiore delle dita è ricoperta da minuscole scaglie cornee per facilitare la tenuta delle viscide e guizzanti prede. Quando va a caccia, il falco pescatore scruta con estrema attenzione la superficie dell'acqua. Non appena il suo occhio vigile, capace di individuare la "vittima" fino a un metro di profondità, scorge un pesce lo splendido rapace si prepara alla cattura. Per un attimo sembra fermarsi nell'aria, poi ripiega le ali all'indietro fino a superare la coda e inizia una veloce e precisa picchiata. Al momento dell'impatto con l'acqua le zampe sono protese in avanti, gli artigli pronti ad afferrare la preda. Il falco sparisce per un attimo fra gli spruzzi, poi riemerge con poderosi colpi d'ala tenendo saldamente tra gli artigli il pesce che divorerà su uno spuntone di roccia o su un albero morto, poco lontano. Il suo piumaggio mostra un evidente contrasto tra le parti inferiori bianche e le parti superiori scure. Anche la testa è bianca, leggermente crestata, con una larga macchia nera attraverso gli occhi. Le ali sono lunge e strette e decisamente angolate. Il falco pescatore vive invariabilmente in prossimità dell'acqua: laghi, grandi fiumi, coste marine. Nella stagione della riproduzione, che alle nostre latitudini avviene a partire dalla metà di marzo, i maschi arrivano sui siti di nidificazione qualche giorno prima delle femmine. Il nido viene costruito generalmente su alberi o pinnacoli rocciosi e può essere riutilizzato per più anni di seguito, raggiungendo 1,5-2 metri di diametro. La femmina depone 2-3 uova e le cova, talvolta con l'aiuto del maschio, per 37 giorni. La schiusa è asincrona. Fino all'involo, che avviene intorno al 52 giorno di vita, i piccoli vengono nutriti con pezzetti di pesci cacciati principalmente dal maschio. Verso la fine di agosto comincia la migrazione dai siti di riproduzione del nord Europa verso i quartieri di svernamento centro e sudafricani. La popolazione mediterranea, tuttavia, appare almeno parzialmente stazionaria. Le persecuzioni umane e l'uso di pesticidi hanno causato la scomparsa del falco pescatore o la sua riduzione un po' dappertutto. In Italia si è estinto come nidificante alla fine degli anni '50, ma la presenza di alcune coppie nella vicina Corsica fa sperare in suo futuro ritorno nel nostro paese.

 

Falco della Regina

Questo splendido falco del Mediterraneo deve il suo nome ad Eleonora di Arborea, la legislatrice sarda che nel lontano 1392 ne vietò il saccheggio dei nidi: uno dei primi esempi di protezione della natura in Italia. Le circa 4500 copie esistenti al mondo di questo rapace nidificano sulle coste rocciose di poche isole del Mediterraneo, in posizione strategica. Strategica perché si trovano esattamente lungo le rotte di migrazione di moltissimi passeriformi. Il falco della regina infatti si è specializzato nella cattura di questi piccoli uccelli, aspettandoli al varco lungo i passaggi obbligati del passo autunnale. I falchi tornano sulle nostre coste in aprile, dopo aver trascorso l'inverno in Madagascar e in Africa orientale. Nidificano in colonie di alcune decine di coppie negli anfratti delle scogliere. Le uova si schiudono molto in ritardo rispetto a quelle di tutti gli altri falchi, ovvero alla fine di agosto. Non è un caso. I piccoli devono crescere tra settembre e ottobre, in coincidenza con la migrazione delle prede. La caccia viene fatta in gruppo, generalmente dai maschi, che si avventano in picchiata anche in dieci per volta sugli uccelli migratori, uccidendoli con un colpo di becco. Al nido sarà la femmina a spennarli, e a darli in pasto ai piccoli. Accade spesso che i falchi si rubino le prede tra loro. Le ore migliori per la caccia sono quelle in cui si concentra il passo migratorio, la mattina presto e verso il tramonto. Sempre in gruppo i falchi della regina difendono i nidi, che possono venire attaccati dai gabbiani reali o dai corvi imperiali. Alla fine di ottobre tutta la colonia, con i nuovi nati, ritorna in Africa. Sulle isole italiane ci sono in estate una decina di colonie di falchi della regina, che rappresentano circa il 10% dell'intera popolazione mondiale

 

Cormorano

Rivestiti di un piumaggio compatto e prevalentemente scuro, con le dita dotate di una palmatura completa, i cormorani (o marangoni) si distinguono dagli altri uccelli acquatici per diversi caratteri piuttosto evidenti. Intanto le dimensioni che sono maggiori (tranne nel Marangone minore) di quelle di qualsiasi anatra. E poi la lunga coda, il becco anch'esso piuttosto lungo e uncinato, utile per cacciare i pesci, e una piccola sacca golare per immagazzinare il cibo. Uccelli tuffatori meravigliosamente adattati alla vita acquatica, i cormorani sono però stranamente dotati di un piumaggio scarsamente impermeabile. Per questo è facile vederli solidamente issati su scogli o altri posatoi, come nere sentinelle, intenti ad asciugarsi al sole. Il marangone dal ciuffo è più piccolo del cormorano propriamente detto, ha il collo leggermente più sottile e più corto, la testa più sottile e il becco più piccolo. Ma si riconosce soprattutto per la sua colorazione verde-nera uniforme, priva del bianco sulle guance e sul mento e della macchia bianca ai "calzoni" e, all'epoca delle cove, per la corta cresta alzata sul capo a cui deve il suo nome. I marangoni sono uccelli sociali. Insieme sostano sulle rocce al sole, insieme spesso individuano e cacciano i banchi di pesce (aringhe in particolare) di cui si nutrono, insieme soprattutto si riproducono per meglio difendersi da eventuali pericoli e consolidare l'occupazione dei siti idonei alla nidificazione. Già a partire da febbraio-marzo le coppie cominciano la costruzione dei nidi che vengono collocati tra i sassi su falesie e rocce a picco sul mare, ma anche in anfratti e occasionalmente sotto cespugli. Le due-tre uova normalmente deposte schiudono dopo circa un mese di incubazione portata avanti da entrambi i partner. I piccoli alla nascita sono privi di piume e devono essere accuditi per circa due mesi prima di rendersi indipendenti. Adulti e giovani poi convivono, rimanendo spesso legati a una stessa colonia per tutta la vita.

 

Falco Pecchiaiolo

A prima vista è facile scambiarlo per la molto più comune poiana. A uno sguardo più attento, invece, si nota che la testa è più piccola, così come il becco, e compressa ai lati. Gli occhi, di un giallo intenso, sono sporgenti e le sopracciglia particolarmente sviluppate. Il falco pecchiaiolo, in realtà, ha una specializzazione unica tra i rapaci: il suo cibo principale è costituito da larve e adulti di api, vespe e bombi. Li va a cercare nei boschi, preferibilmente d'alto fusto, scrutando il terreno da un posatoio, oppure camminando. Il favo viene estratto con i lunghi artigli, portato su un ramo e divorato tutto intero. Per proteggersi dalle punture degli insetti il pecchiaiolo usa le dure penne setolose intorno agli occhi e alle narici, e le robuste scaglie cornee sulle zampe. Altri insetti, frutta e piccoli rettili entrano nella sua dieta solo eccezionalmente, quando non riesce a trovare api o vespe. Durante l'inverno i falchi pecchiaioli vivono nelle foreste dell'Africa centrale e occidentale. In primavera, ha inizio la lunga migrazione che li porta in Europa per la riproduzione. In gruppi di 100-200 individui, muovendosi di giorno per sfruttare le correnti d'aria ascendenti che si formano in prossimità dei rilievi rocciosi, i pecchiaioli si affacciano sul Mediterraneo, che attraversano dove i bracci di mare sono più stretti: sul Bosforo, a Gibilterra e sul Canale di Sicilia. Circa 16.000 falchi scelgono ogni anno quest'ultima rotta, ma almeno un migliaio di loro non arrivano mai a destinazione. Secondo un'assurda tradizione calabrese - contraria anche alla legge, che protegge questi uccelli - gli uomini che nel periodo del passo migratorio non uccidono almeno un pecchiaiolo, non sono considerati abbastanza virili, e il loro onore di mariti viene messo in dubbio.

 

Gheppio (Falco tinnunculus)

Stazionario, di doppio passo e svernante, è di gran lunga il rapace diurno più abbondante nelle nostre Madonie. Presente in ogni tipo di ambiente aperto come steppe, pascoli, prati, garighe, campagne coltivate , piccole zone boschive , nidifica dal livello del mare fino a 1800m. s.l.m. Depone le uova tra la metà e la fine di marzo , utilizzando cavità rocciose o fessure in manufatti di vario genere. Generalista dal punto di vista alimentare, preda Insetti, Rettili, Micromammiferi e pochissimi Uccelli .
Maschio : Dorso rossiccio ,coda grigia con banda nera.
Femmina : Parti superiori rossastre ; barrata .

Ultimo aggiornamento Lunedì 14 Dicembre 2015 09:56